Quando qualcuno mi chiede che linguaggi uso, rispondo volentieri. Ma la domanda che mi interessa davvero è un'altra, molto più semplice: «Possiamo farlo meglio?»
Quasi tutti gli strumenti che ho costruito sono nati così. Non da una tecnologia da provare, ma da un'operazione che vedevo ripetere ogni giorno, sempre uguale, sempre con lo stesso rischio di sbagliare.
Il metodo, se così si può chiamare
Con il tempo mi sono accorta di seguire sempre lo stesso percorso:
- Problema. Osservo un processo e cerco dove si perde tempo.
- Analisi. Capisco quali passaggi sono davvero necessari e quali sono solo abitudine.
- Idea. A volte basta una query. A volte uno script. A volte serve un'applicazione intera.
- Prototipo. Una prima versione, imperfetta, da usare subito.
- Soluzione. Quella che resta, dopo che il prototipo è stato usato e corretto.
Se un computer può farlo, perché farlo trenta volte?
Un esempio: le identità digitali
Gestire identità digitali significa lavorare con informazioni sparse tra sistemi diversi: account, smart card, certificati, gruppi, applicazioni, autorizzazioni. Ogni operazione richiedeva di aprire più strumenti e incrociare i dati a mano.
Da lì è nata una suite desktop che riunisce in un'unica interfaccia molte di quelle attività, dalla ricerca delle informazioni ai controlli, dallo storico alla gestione delle smart card. È scritta in C# con .NET e dialoga con Active Directory e con i database. Ma la sfida vera non è stata il codice: è stata trasformare procedure complesse in pochi passaggi comprensibili.
Quando i sistemi non vanno d'accordo
Il sistema A dice una cosa, il sistema B ne dice un'altra. Una parte del mio lavoro nasce proprio da qui: non solo trovare un dato, ma confrontarlo, evidenziare le differenze e aiutare a capire dove intervenire. Trovare un'informazione è utile. Capire che qualcosa non torna lo è ancora di più.
“Funziona” non basta
Quando uno strumento tocca credenziali e accessi, funzionare non è sufficiente: deve funzionare nel modo giusto. Ogni automazione deve lasciare una traccia, rispettare chi può fare cosa e non scorciare i controlli che esistono per un motivo.
Anche fuori dall'ufficio
Lo stesso approccio vale per i progetti personali. Preparando il viaggio in Giappone, il problema era concreto: come permettere a cinque persone di ascoltare in italiano una guida che parla inglese o giapponese, ognuna dal proprio telefono? La risposta è diventata Urania Live Translator, una sola traduzione in tempo reale condivisa con tutto il gruppo.
E poi ci sono le storie che nessuno strumento può prevenire. Quelle le raccolgo in IT Happens.